A un anno di distanza dallo scoppio della pandemia, si iniziano a tirare le somme degli effetti sulla mente dei giovani adolescenti. Da più parti le ricerche mostrano un quadro preoccupante che va a sovrapporsi ad una situazione precedente già poco rassicurante.

Secondo la Health Behaviour in School-agedChildren, uno studio internazionale coordinato dall’OMS, dal 2014 al 2018 la salute mentale dei ragazzi dai 14 ai 18 anni è peggiorata. nel 16% dei casi il disagio si trasforma in patologia, tra le più diffuse l’ansia e la depressione. Quest’ultima è diventata ormai una delle principali cause di disabilità a livello mondiale. In seguito alla pandemia i dati riscontrati vedono un aumento degli accessi nei pronto soccorsi italiani per attacchi di panico, crisi psicotiche o gravi picchi depressivi nei più giovani (ASL TOSCANA CENTRO e Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma).

Il presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, David Lazzari,  ha sottolineato che “ in un momento come questo gli studenti delle scuole superiori sono sempre più bisognosi di ricevere aiuto, sostegno e ascolto per superare il malessere dovuto all’isolamento e alla mancanza di socializzazione”.

Appare quindi necessario intervenire in tempo affinchè un malessere dovuto alla situazione attuale non si cronicizzi in una patologia seria. Spesso i ragazzi sono reticenti nel chiedere aiuto e non sanno come manifestare il loro disagio verbalmente: temono di essere giudicati deboli e viziati. Gli adolescenti di oggi sono molto più silenziosi di quelli di pochi anni fa: tendono a tenersi tutto dentro, a dare una buona impressione di sé, sfogandosi solo attraverso i social.

  • Come può quindi un genitore rendersi conto della presenza di un disagio preoccupante? Alcuni segnali possono essere captati: cambiamento nel ritmo sonno/veglia (dormire di più o di meno scambiando il giorno per la notte); cambiamento nello stile dell’alimentazione; sintomatologia somatica senza causa medica (mal di testa, mal di stomaco); difficoltà nel tornare alla vita sociale dopo un periodo di chiusura; tristezza e senso di inutilità per quasi tutto il giorno; difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione con conseguente calo nelle prestazioni scolastiche; assenza di una rete amicale.

In questi casi è utile chiedere una consultazione presso un professionista per dare all’adolescente uno spazio dove potersi esprimere liberamente senza il timore del giudizio. un genitore non deve sentirsi escluso o svalutato se il figlio non riesce ad esprimersi con lui poiché tale atteggiamento spesso rappresenta una difesa per se stesso e per il genitore nell’ottica dell’adolescente. Con garbo e senza giudizio bisogna solo fargli comprendere che un sostegno è utile per prevenire disagi maggiori.

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