Nella nostra cultura, come in molte altre, la nascita di un bambino viene considerata un avvenimento felice, occasione di festa e gioia infinite e anche un evento assolutamente naturale. Questa eccessiva idealizzazione si scontra molto spesso con una realtà diversa caratterizzata da ansie, paure, sconvolgimenti che sono assolutamente normali ma che possono portare la neomamma a sentirsi profondamente in colpa e sbagliata. L’arrivo di un bambino cambia radicalmente la vita di una coppia, i ritmi ai quali si era abituati, la percezione di se stessi che adesso deve includere la dimensione genitoriale. Può succedere che la donna appena diventata madre, venga presa dallo sconforto sentendosi sopraffatta da emozioni e sensazioni che non si aspettava di provare. A questo si aggiungono le situazioni esterne : le donne di oggi si trovano molte volte sole senza avere più il sostegno che una volta veniva dato dalle altre donne della famiglia. Può succedere al contrario che si sentano giudicate.
E’ quindi fondamentale sapere che una parte di malessere che colpisce la madre poco prima e subito dopo la nascita del suo bambino ha caratteristiche fisiologiche considerate dalla comunità scientifica assolutamente normali. In questo caso si parla di “Maternity blues” detta anche sindrome del terzo giorno. Questa sindrome colpisce il 50 – 80% delle donne ed emerge tipicamente 2-3 giorni dopo il parto per poi scomparire entro un decina di giorni circa. Il suo decorso è transitorio e reversibile, determinato dalla brusca caduta dei livelli estroprogestinici.
Essere a conoscenza di questo fenomeno aiuta la donna a non sentirsi strana, difettosa, colpevole. Al contempo, è molto importante non sottovalutare l’evento poiché, in determinate condizioni, la situazione potrebbe portare ad una vera e propria depressione post partum, con tutte le caratteristiche di una vera e propria depressione.
La prevenzione risulta essere quindi molto importante per evitare che un fenomeno dalle caratteristiche fisiologiche possa trasformarsi in una patologia più seria con ricadute pesanti sulla salute mentale del bambino. La donna in gravidanza che senta di essere a rischio per traumi non elaborati del passato (lutti, attaccamento insicuro con le proprie figure genitoriali, presenza di patologia depressiva in un membro della famiglia d’origine, situazione lavorativa e/o familiare attuale difficile dovuta a separazioni, lontananza dal proprio nucleo di appartenenza, solitudine) può richiedere un sostegno psicologico in modo da poter vivere al meglio la gravidanza e la genitorialità senza sentirsi giudicata.
In sintesi: curo il mio trauma per impedire il tuo!